di Beniamino Buonocore
2286, Per la precisione febbraio 2286. Alla fine abbiamo avuto tutti torto. Non c’e stato il riscaldamento globale, e non c’è stata nessuna desertificazione, siamo stati talmente bravi da aver capito in tempo che ci stavamo distruggendo, e l’abbiamo piantata con un sacco di cazzate che distruggevano il nostro ambiente. Anche se abbiamo scoperto che Al Gore, possedeva una serie di fabbriche in Cina che hanno fatto un bel casino, ma era il 2031 ed è passato tanto tempo.Non c’è stata nessuna terza guerra mondiale ma anzi, siamo diventati (era circa il 2070) molto più “buoni”: abbiamo distrutto le armi di distruzioni di massa, comprese le pistole che se ci pensate hanno 19 colpi e possono fare 19 vittime (salvo poi ricaricarle e ricominciare a fare vittime). Con tutto il materiale delle bombe atomiche abbiamo risolto, una volta per tutte, il problema del petrolio. Anzi ora il petrolio non ci serve proprio più, ma andare in vacanza in Arabia Saudita o in Iran è spettacolare.
Poi nel 2101 abbiamo vaccinato tutti i bambini dell'Africa, anzi meglio abbiamo vaccinato tutti i bambini, di tutti i luoghi, e per magia tante malattie sono scomparse. Naturalmente abbiamo trovato il tempo di trovare una cura per i tumori e l’AIDS si cura meglio di un raffreddore.
Sulla luna ci siamo tornati nel 2050, anzi, adesso lo possiamo dire, ci siamo andati la prima volta nel 2050, su Marte continuiamo a mandarci sonde e ogni anno qualcuno dice che l’anno a venire manderemo un uomo sulla superficie marziana. Intanto rimaniamo qui.
Continuiamo ad avvistare UFO, ma nessuno si è fermato per presentarsi. Cominciamo anche a romperci di raccontarlo. Poi abbiamo ricominciato a produrre STAR TREK e ci siamo accontentati.
Nel 2120 ci siamo inventati un nuovo sistema economico mondiale. Un sistema che non si basava più sulla moneta, ma sul ruolo che ogni individuo ha nella società. Così ognuno ha un compito e un ruolo da svolgere ogni giorno (insomma abbiamo barato ed eliminato la disoccupazione) e tutti hanno tutto. I soldi non esistono più, e non bisogna più litigare per qualcosa che non esiste. Entri in un locale d'approvvigionamento (i vecchi negozi) e prendi quello che ti serve. In molti all’inizio si approfittarono e prendevano più del necessario, ma passata la novità, nel giro di una generazione, il sistema si è assestato e ha cominciato a funzionare. Con l’oro e l’argento ci abbiamo migliorato gli impianti stereo, e la musica adesso si sente come non mai. Ho letto sul diario di un mio antenato che nel 2008 per ascoltare la musica si utilizzava una scatoletta chiamata iPod.
Insomma siamo diventati una società perfetta, niente più guerre, niente più disoccupazione, niente più fame del mondo. Bellissimo. Se non fosse che sulla terra si muore poco, e oggi ci sono 55 MILIARDI di persone. Troppe.
All’inizio ci sembrava che fosse il giusto premio alla nostra bravura di uomini. La vita media di ognuno è arrivata a 180 anni, non si muore di fame, non si muore di morte violenta, e nessuno lo ha mai visto come un problema.
Gli scienziati ci dicevano che avremmo colonizzato altri mondi (Marte per primo) e tutti avremo avuto una casa, un letto per dormire e un pezzetto di terra da coltivare, o magari un posticino per giocare con i nostri figli. A proposito una TERRA migliore ha fatto ritornare la voglia di una famiglia e di fare figli, con una media di almeno 4 per ogni coppia.
Tutto sommato sulla TERRA si stava bene, e poi è casa, e a colonizzare nuovi mondi non ci si è pensato più, e allora eccoci qua, tutti sotto lo stesso tetto, o meglio sotto lo stesso cielo; si sta un po’ stretti ma si sta insieme.
Soprattutto ci ha aiutato avere l’Africa, che una volta risolti i problemi della fame e delle malattie, e del razzismo e del … ma che palle quanti problemi c’erano, è diventato un gran bel continente, soprattutto con l’acqua dei ghiacciai che abbiamo usato per far rinascere la terra, e dove abbiamo creato centinaia di metropoli (dove per altro si vive parecchio bene) e trovato spazio per tante persone.
Inevitabilmente però, le persone hanno continuato ad aumentare e anche l’Africa è diventata stretta. Sembrava un problema enorme, ma poi, un centinaio di anni fa, abbiamo trovato la soluzione. E non è come pensate, non abbiamo fatto una guerra o applicato qualche antiquato metodo per il controllo delle nascite (anche perché nel 2286 i figli si fanno in provetta, tutti sani e con il sesso scelto dai genitori). Abbiamo trovato una soluzione semplice, efficace e soprattutto molto civile. Abbiamo fatto i turni.
>Il teorema era semplice: la terra può accogliere comodamente 20 miliardi di persone, noi siamo 55 miliardi, facciamo tre turni.
Non si sa bene di chi fu l’idea, le leggende metropolitane raccontano di un certo Vittorio de Samuel Figueroa Sanchez, che, a parte il nome di origini latine, era un russo di madre partenopea, e che abitava a Cuba con passaporto americano. Vittorio (e basta perché è troppo lungo da scrivere) era un chimico con la mania degli schemi e amante delle favole, scrittore, amante incallito, con una moglie e due amanti, dodici figli e quattro case: una per se, una per la moglie e due per le amanti. Insomma un esperto del sovraffollamento, ma soprattutto grande stratega nell’utilizzo del tempo e dello spazio.
un sonnifero puntuale come una sveglia: appena presa ti addormentavi in trentadue secondi, e per ogni milligrammo di pillola dormi un’ora. Assolutamente preciso. Che utilizzava per la moglie quando voleva essere certo di avere campo libero per i suoi incontri galanti.
Vittorio aveva un amico d'infanzia, il comandante Salvatore di Porto, che fedele al suo cognome era un marinaio, comandate di sommergibili. Sui sommergibili lo spazio è poco, e allora le camere sono in comune, e a turno si usano i letti per dormire. Suona una campana ci si sveglia ci si alza e si inizia il turno e contemporaneamente un collega finisce il turno e usa lo stesso letto per riposarsi.
Semplice e funzionale.
Vittorio e Salvatore, per gioco, misero su una serie di appunti che inserirono in un blog sul web, e lo fecero più per prendere in giro la NASA che continuava a parlare di colonizzare Marte, che per lanciare un nuovo sistema sociale.
>Era un gioco di ruolo giocato sul web. Si chiamava THREE LIFE. Le premesse erano due: la prima era la pillola; la seconda la vita divisa in tre turni, come sui sommergibili.
Lo scopo del gioco era raccontare questi tre mondi. Teoricamente non ci sarebbe mai stato un finale. Ci volle pochissimo, qualche mese, perché miliardi di persone presero a giocare a THREE LIFE. Non si parlava d’altro che dei turni da fare e su come organizzarli: come scegliere chi dovesse fare il primo il secondo o il terzo turno, come riorganizzare la famiglia, le città, la politica, lo sport o la mondanità. Nessuno, nessuno nel web disse mai che fosse una cattiva idea. Il fatto era anche che il blog che ospitava la discussione non era fatto per ospitare le opinioni contrarie. Ma era fatto per sviluppare una evento (un gioco) e lo scopo era: organizzare tre nuovi mondi.
Una cosa fu immediatamente evidente. I tre turni non avrebbero potuto condividere nulla. Su un sommergibile puoi decidere di non dormire e utilizzare i proprio tempo per stare con gli amici, chiamare la moglie, vedere i figli; e alla fine tornare a casa e trovare qualcuno che ti aspetta.
Un mondo diviso in tre non poteva darti questa scelta. Quanto tu dormivi, i tuoi amici o famiglia dormiva con te. Quando tu eri sveglio, i tuoi amici e la tua famiglia era sveglia con te. E non potevi scegliere di non dormire, perché i turni andavano rispettati. Ma poi quello era un blog, era un gioco, un luogo lontano da noi… lontano da quello che veramente volevamo?
Ci giocammo per anni.
>SECONDO<
Non sappiamo, o meglio non ci ricordiamo, quando il gioco si trasferì alla realtà. Di certo quando divenne legge era già una pratica comune e non sconvolse nessuno, anzi tutti applaudirono alla soluzione che sembrò la più ovvia, la più moderna, il massimo della espressione della civiltà umana.
All’inizio si crearono delle piccole comunità agricole. Li era semplice. Poche centinai di persone che curavano la terra, allevamenti, e frutteti, trovarono conveniente e comodo utilizzare i turni. La terra veniva sempre lavorata, curata, e le piante e da frutto erano sempre piene.
Il primo inconveniente da superare fu il rapporto fra il giorno e la notte. E si perché, se ci pensate bene, ogni orologio biologico parte da luce e buio, giorno e notte; il primo turno cominciava a 00.01 e terminava alle 08.00 (tipico linguaggio da sommergibile), il secondo turno dalle 08.01 e terminava alle 16.00, il terzo dalle 16.01 e terminava alle 00.00. Ci si confrontava con secoli e secoli, dove l’abitudine, e l’organizzazione sociale, portava a considerare il giorno dedicato alle attività lavorative e la sera dedicata alle attività ricreative. Chi fu estratto per il turno notturno, faceva fatica a pensare di dovere svolgere comunque delle attività lavorative, che invece restavano da realizzare.
Il secondo inconveniente fu il coordinamento con la realtà esterna, ovvero l’integrazione con il mondo esterno, quello dove, per intenderci, non si facevano i turni: i ragazzi a scuola, i centri di approvvigionamenti che avevano i propri orari, la burocrazia. Il tema era che tutto il mondo era organizzato su ventiquattro ore, le comunità agricole su otto ore. Inizialmente si cerco di sopperire creando un centro di raccordo, un gruppo di computers, che mantenevano le fila dei tre turni, riallacciavano le attività lavorative sui tre turni e le rendevano univoche, formavano dei percorsi di lavoro che, anche se sviluppati su tre realtà, garantivano una certa continuità alla vita. Facciamo un esempio, il primo turno raccoglieva le arance, il secondo le smistava, il terzo le consegnava. Quando un turno cominciava trovava le indicazioni da seguire e, se rispettate, si agganciavano alle indicazioni lasciate al secondo, fino al terzo. Ma se sulla carta tutto ciò era semplice, nella realtà le difficoltà erano enormi, soprattutto dovuto al impossibilità di prevedere come sarebbe andata la giornata, se un turno era costretto ad “improvvisare” una scelta, magari per un ritardo, una distrazione, tutto il sistema andava in crash, chi arrivava dopo si trovava il percorso di lavoro sballato ed era costretto a continuare ad improvvisare: con il risultato che dopo un po’ era tutto disarticolato.
Gettarono il problema nella Rete, cercando suggerimenti per trovare una soluzione organizzativa. Dalla rete ne vennero fuori di tutti i colori. Una commissione superiore che evidenziava le direttive e ne controllava il corretto svolgimento. Troppo vicino ad uno stato di polizia. Due coordinatori generali, che si sovrapponevano ai gruppi e tenevano le fila del lavoro. Troppo vicino ad una oligarchia. Un computer che filmava il turno precedente e dava indicazioni su cosa e perché era stato deciso nel turno precedente. Troppo dispendioso, meta del tempo se ne andava per vedere i filmati. La soluzione non si trovava, o meglio se ne trovavano troppe, ma siccome era un dialogo che si svolgeva fra tutti, ognuno aveva da dire la sua, senza contare che in molti lo vedevano ancora come un gioco.
Poi si apri una voragine.
Ma se un mio amico, familiare, compagno o compagna, non apparteneva la mio gruppo, allora lo avrei perduto di vista, come avrei potuto continuare ad avere un rapporto con lui? Come conciliare la vita da sveglio, con la vita di chi dorme.
Un giorno, un post, un utente sconosciuto pubblico così:
Ci ostiniamo a cercare una soluzione che non c’è, e non c’è perché comunque vogliamo restare tutti insieme. Basterebbe che i tre gruppi avessero ognuno vita propria, isolato dagli altri, che tutti i problemi scomparirebbero.”
Ci mise un solo giorno. Fu pubblicato alle 11.46, dopo 23 ore era stato letto dal novantotto per cento della popolazione mondiale, e nell’ora successiva tutti sapevano.
Vi sembrerà impossibile. Ma tutti, veramente tutti, la trovarono una bella idea, e soprattutto l’unica praticabile.
Con la tecnologia esistente, la diffusione della rete e delle informazioni organizzare il nuovo mondo fu un gioco da ragazzi. Certo non ci volle un giorno, i governanti si riunirono, vennero create leggi apposite, vennero create tre immense biblioteche per raccogliere tutto il sapere della terra, e vennero preparate migliaia di tonnellate di pillole “dormibene”. E fu scelto il primo giorno. 1 gennaio 2136.
Centocinquanta anni fa.
Venne deciso che inizialmente si addormentassero tutti insieme, con un risveglio programmato a secondo del turno. Allo scoccare della mezzanotte tutti si addormentarono.
E in quel preciso istante io riamasi solo.
TERZO
Dai allora, cominciate con le supposizioni.
No, non sono un eremita sovversivo che non accetta le regole e vuole ristabilire le giuste cose del mondo.
No, non sono allergico alla pillola, se la prendessi dormirei anche io.
No, non si sono scordati di me, la pillola lo avuta anche io, solo che non lo presa.
No, non devo sorvegliare nulla e nessuno.
No, no, non sto nella stazione spaziale, e non sono il responsabile del sapere umano, ne responsabile della conservazione dell’unità della terra.
Ma che vi viene in mente.
Io mi chiamo Didy, e sono quello che voi chiamate l’angelo della morte.
Calma, calma. Non ricominciamo con le congetture filosofiche, fantascientifiche, metafisiche.
Qui il problema è serio. Ma partiamo dall’inizio.
Tanto per cominciare, io non sono un angelo, non sono vestito di nero, e non ho in mano quell’arnese strano che serve a falciare il grano, con cui mi avete sempre raffigurato.
Io sono vestito di bianco. Avete presente quando uno muore (sembra), poi si risveglia e dice che ha visto una luce bianca. Quello è il mio vestito. Solo che chi arriva, e non dovrebbe, non mette bene a fuoco ciò che vede, vede il mio vestito e si confonde.
Poi, non è vero che sono io a far morire la gente quando è arrivata la sua ora.
Io li accolgo, e guardate che non è un lavoro facile. Prima di tutto, chi arriva di qua, (al di là per voi) generalmente, anzi sempre, arriva incazzato nero.
Che ne so, ce la col tizio che correva e lo ha messo sotto; ce là con il medico, perché lui glielo aveva detto di sentirsi bene; ce là con il prete che ha voluto dargli l’estrema unzione, dicendo a tutti che lui si era convertito; e anche quando muoiono di morte naturale, perché comunque arriva per tutti, arrivano e ti dicono che loro non si sentono per niente vecchi e che anzi si sentono benissimo. E grazie.
Aspettate mica è finita. Dopo un po’, appena si sono sfogati, mi guardano e mi chiedono:
- Tu sei Pietro -
- No veramente il mio nome è Didy –
- Sei morto anche tu? Da dove vieni? –
- No veramente io sono già qui da un po’, ti stavo aspettando, benvenuto –
- Mi devi fare l’esame per vedere se sono stato buono, … guarda che io mi sono impegnato molto, ma giù è una situazione difficile, ti devi anche adattare, ma poi sai il libero arbitrio … -
- Fermo, fermo, guarda che io non ti devo giudicare –
- E allora che vuoi –
- Sapere come stai, come ti senti –
- Ma che domande sono morto, come diavolo … scusa ma tu sei il diavolo? –
- No, no, io mi chiamo Didy –
- Ah, ok, dicevo, sono morto … però mi sento … normale, come prima che quello str… ma che modo di guidare. Scusa ma tu chi sei? E non mi dire più che ti chiami Didy –
- Io? Sono la morte! –
Bastardo!! Ma allora sei stato tu … disgraziato! Ma che ho fatto? Io avevo famiglia, adesso chi ci pensa … - E cosi, arrivano incazzati con qualcuno, e alla fine la prendono con me. Che centro poco, anzi niente. Vedete questo è il fatto vero: non è la morte a far morire le persone, ma è la natura o le persone stesse. Io ho il compito di accogliere chi arriva, di metterlo a suo agio la giornata che passeremo insieme, e prepararlo per il suo vero viaggio. Ma non mi chiedete per dove, perché non lo so neanche io. Questo dipende da cosa voi volete credere.
Diciamo che io sono il concierge.Facciamo turni di diecimila anni. Io sono in carica da circa quattromilacinquecentoventisei. Non so come veniamo scelti.
Quando arrivai, il mio predecessore mi accolse come io accolgo tutti, senti i miei sfoghi, mi disse che avremo parlato un po’ e che mi avrebbe aiutato a capire che in fondo la vita è bella, e che anche se si chiude con una cosa brutta, in fondo, resta una cosa bella da ricordarsi. Alla fine della giornata, quando pensavo che di li a poco avrei affrontato il mio viaggio, ed ero anche parecchio curioso, mi disse cosa ne pensavo del lavoro della morte.
Non avessi mai risposto. Gi dissi che lo trovavo un lavoro degno di una brava persona.
Perché ho detto cosi. Mi disse che avevo dato la risposta giusta. E che ero pronto a sostituirlo. Addio viaggio.
giovedì 22 gennaio 2009
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